Oggi nel nostro almanacco ricordiamo il 25 novembre 1907:
Viene eletto sindaco di Roma Ernesto Nathan a capo di una
giunta sorretta dai liberali democratici, radicali e socialisti.
Compirà una importante opera di ammodernamento della città.
Le sue innovazioni lasciarono il segno.
Nel 1909 fu approvato il primo piano regolatore della città, che
definì le aree da urbanizzare fuori le mura, tenendo conto del fatto
che il 55% delle aree edificabili era in mano a soli otto grandi proprietari.
Sempre nel 1909, dopo aver difeso questo obiettivo per molti
anni dall’opposizione degli speculatori, promosse la
municipalizzazione del servizio tranviario e dell’energia elettrica.
DURANTE L’AMMINISTRAZIONE NATHAN FURONO APERTI 150 ASILI
Durante l’amministrazione Nathan furono inoltre aperti circa
150 asili comunali per l’infanzia, che fornivano anche la refezione.
Un numero più che rispettabile, se si pensa che Roma ha, oggi,
non più di 288 scuole materne comunali.
Grazie alla presenza all’interno della giunta comunale del
dottor Achille Ballori, primario dell’ospedale Santo Spirito,
nella città vennero istituite pubbliche guardie ostetriche, presidi
per l’assistenza sanitaria e la profilassi delle malattie infettive.
L’azione della giunta guidata da Nathan non si concentrò però
solo sulla città: nell’agro romano le scuole rurali, che nel
1907 erano 27, erano diventate 46 nel 1911.
Nell’agro vennero realizzate anche case cantoniere e presidi medici
che fornivano assistenza gratuita.
CURIOSO L’ANEDDOTO “NON C’E’ TRIPPA PER GATTI”
Un aneddoto ormai famoso narra che, neoeletto sindaco, a Nathan
venne sottoposto il bilancio del comune per la firma.
Nathan lo esaminò attentamente e, quando lesse la voce
“frattaglie per gatti”, chiese spiegazioni al funzionario che gli aveva portato il documento.
Egli rispose che si trattava di fondi per il mantenimento di una
nutrita colonia felina che serviva a difendere dai topi
i documenti custoditi negli uffici e negli archivi capitolini.
Nathan prese la penna e cancellò la voce dal bilancio, spiegando
al suo esterrefatto interlocutore che d’allora in avanti i gatti del Campidoglio avrebbero dovuto sfamarsi con i roditori che
avevano lo scopo di catturare e, che nel caso di topi non avessero
più trovati, sarebbe venuto a cessare anche lo scopo della loro presenza.
Da questo episodio deriverebbe il detto romanesco Nun c’è trippa pe’ gatti.

